Sono anche fatalista e faccio cabala di qualunque avvenimento; è questa la risorsa dei tapini che, avendo sempre qualche cosa da sperare, interrogano la sibilla del caso.

Mi teneva il mio soldo in tasca pensando meco stesso che ei potesse darmi ventura. Giunto a casa presi a riguardarlo attentamente, e riflettendo sull’azzardo che me l’aveva fatto trovare, mi venne irresistibile curiosità di conoscere la storia di quella povera moneta.

Una vecchia signora che praticava la mia famiglia mi aveva insegnato molti anni prima la stregoneria dei tavolini parlanti. Mi servii di questo mezzo, e mi accinsi tosto all’impresa di magnetizzare il mio mobile.

Ci vollero due buone ore per scaldare la vena a quello sciagurato, infine a forza di fluido e di volontà sentii che il tavolino oscillavami sotto le dita.

Evocai lo spirito d’una mia vecchia fantesca, e ben presto la corrente simpatica ci mise in comunicazione. Potete immaginarvi se dimenticai il mio soldo; feci la domanda in tuono cattedratico, e la buon’anima, avvezza com’era in vita a servirmi, andò subito in traccia dello spirito della mia moneta, e dopo le solite cerimonie di presentazione ci lasciò soli.

La mia nuova conoscenza con una arrendevolezza più che comune, mi espose la sua storia, e con tanto garbo da far invidia ad un professore di retorica. Io m’ingegnerò di riferirla alla meglio. Eccola:

················

Avrai veduto che io fui coniato nell’anno 1826, epoca fortunosa per vicende a questa tua Italia.

Non era pur anco freddo che già un fonditore mi fece entrare nella sua saccoccia mettendone un altro al mio posto.

Seppi più tardi che ebbi tale preferenza in grazia di un color verdognolo rimastomi nella combustione.