Da due mesi ella era diventata la signora contessa, e quel vecchione di suo marito per non perder tempo appendeva santini e voti alle madonne, e consultava medici; tutto per procurarsi un rampollo cui confidare la propagazione della nobile semenza.

Il dabben uomo voleva ad ogni costo un erede, e sua moglie avrebbe fatto assai male se non si fosse adoprata con ogni mezzo per compiacerlo.

Saprai che un celebre medico, interpellato fosse ancor possibile divenir padre in tarda età, rispose che a sessant’anni è ancora probabile l’aver figli, ma che a settanta se ne ha di certo. Ecco un grande argomento che fece forte il conte nella sua ostinata idea.

Qui tralascio le osservazioni e cito i fatti che parlano più chiaro.....

La contessina mi guardò con grande curiosità, indi mi depose in un cestellino da lavoro. La serva se ne andò, ed io rimasi solo colla mia nuova padrona.

Se io fossi indiscreto e tu curioso, potrei rivelarti tutto quello che fece, ma siccome non vi era nulla di male, evito i particolari. La contessina guardava spesso l’orologio, e più spesso lo specchio che aveva davanti; era un po’ civettina, ma tirando innanzi si vedrà che ne aveva qualche ragione.

Da una mezz’ora io stava in quel cesto osservando pacificamente quella graziosa figurina che era ben lontana dal supporsi veduta, quando sentii due debolissimi colpi alla porta opposta a quella per cui io era entrato.

La contessa trasalì, guardò intorno, indi pian piano con una piccola chiave aprì d’onde veniva bussato.

Io era tanto ingenuo che a bella prima credetti di veder entrare il marito, ma con mia sorpresa mi apparve innanzi un giovinotto che poteva avere al più venticinque anni. Non era dunque lui. (Questo lui è sinonimo di marito, abbreviativo molto comodo).

— Mia cara Luigia.