— Grazie, Lisa. Tu mi ridoni la vita.

— Ora, addio.

— Quando potrò rivederti?

— Questa sera dopo le undici, quando la zia sarà addormentata discenderò in giardino.

— Oh stella dell’anima!

— Che non farei per te? mia vita; addio.

E si separarono con una stretta di mano ed un bacio.

La zia aveva proprio il sonno duro. Quella buon’anima di Morfeo, sedotto da Cupido, amministrava grandi infusioni di papavero e mandragola alla vecchia, per agevolare gl’incontri degli amanti. — Ah! se le piante parlassero! — Il giochetto continuò per più sere, e non ti suppongo tanto scapestrato da doverti assicurare che in quei colloquii non eravi niente di male. Era tutto fumo di poesia, un dialogo di frasi eteroclite, aeree, trasparenti, e, se ne togli qualche bacio, ci resterà ben poco.

Si dicevano tante cose, ma infine, come al solito, il basso ostinato di quelle armonie era sempre la famosa nota: Ti amo. Bisogna sentirle col cuore codeste chiacchierate per gustarle, del resto, le sembrano sciocchezze.

In una appunto di quelle fortunate sere, io feci il mio passaggio nelle mani della bella Lisa. Senti come: Stavano in giardino passeggiando tranquillamente, certi del fatto loro; la giovinetta era in uno stato tale di abbandono che non ti definisco per non agitarti. Camminava appoggiata al braccio del suo amato, e posava la bionda testolina sulla spalla di lui.