Ei le parlava sommessamente, e talvolta le sfiorava baci sulla fronte, ed ella, affascinata, languida, errava colla mano in cerca di quel cuore che palpitava per lei.

— Oh come ti batte il cuore!

— Per te, mia Lisa.

— Caro, esclama ella, e portò la mano più in giù proprio sul taschino del gilet. Fu capriccio o che altro, il fatto è che Lisa introdusse le sue piccole dita nel mio domicilio, e mi tirò fuori, dicendo:

— Ti rubo un soldo, lo tengo per tua memoria e lo darò poi in elemosina a qualche poverello.

Ei sorrise al capriccio gentile, e mi lasciò in possesso della cara giovinetta.

Appena Lisa fu sola nella sua camera, prese a guardarmi attentamente, e dopo di avermi ben fissato con occhio pieno di tenerezza, mi accostò alle labbra, e sentii su di me la morbida carezza di un bacio.

Non torcete lo sguardo, amabili fanciulle che leggete questa storia, non fate una seria smorfietta; se il mio soldo vi fosse caduto fra le mani, chissà quante me ne direbbe sul conto vostro! Pensate che se i misteri delle vostre camerette potessero venir svelati, vi si chiederebbe ragione d’assai più che d’un bacio furtivo impresso su d’un oggetto qualunque che fu nelle mani di qualche prediletto.

Il mio spirito proseguì. — Non terminerei più se dovessi narrarti tutte le tenerezze e le premure che usò per me la bella Lisa nei pochi giorni che io rimasi con lei, e dovetti, malgrado il mio scetticismo, persuadermi che vi possono essere fanciulle tanto sincere da smentire tutte le sciocchezze che si dissero sulla leggerezza della donna.

Non mi farai taccia di libertino se ti confesso che io desiderava di mai più lasciare la mia graziosa padroncina, ma sfortunatamente una sera, mentre tutta la comitiva dei villeggianti stava raccolta intorno ad una gran tavola, la Lisa mi lasciò scivolare in terra, e là me ne stetti tutta la notte.