Fui portato molto lontano, ed infine passando per una città, quel frataccio mi lasciò nelle mani di un liquorista. Anche di là me ne andai bentosto, e passando come al solito per mille giri, caddi infine nel salvadanaio di una povera vecchia che stentava di pane per ammassare qualche soldo.

Stetti vari mesi rinchiuso, ed in quel frattempo la mia vecchia padrona aveva raggranellato un piccolo peculio che riserbavasi di adoprare in caso di malattia. Non andò guari che la poverina cadde davvero ammalata, ma invece di impiegare i suoi risparmi in medicine che potevan farle bene, fece offerta invece al Santuario di un certo San Bernardo, situato poco lungi. Mi fermai due giorni nel vassoio che era appiedi dell’altare, indi il pievano venne a levarmi, e mi mandò con altri denari alla Cassa di Risparmio; di là passai al Monte di Pietà. C’era noia dappertutto ed anche colà si stava pessimamente. I soli che non avrebbero a lagnarsi sono il direttore e l’economo, i quali vi trovano il loro conto; del resto fui spettatore di tante male grazie, per parte degli impiegati, verso la povera gente, che più volte domandai a me stesso come mai nella vostra società si lasci il monopolio delle Opere pie in mani di certi cani degni di frusta. Vuoi un bisticcio sul monte di Pietà? — Pietà a monte.

Per buona sorte un giorno fui tratto da quel luogo di malinconia, e portato nientemeno che nella casa di un nobile.

Non inarcare le ciglia, mio caro, anche i nobili sono talora costretti di ricorrere alla pubblica beneficenza. — Il mio nuovo padrone era una di quelle signorie scadute, che anticamente, per bestialità degli avi vostri, possedevano campanili e terre popolate di sudditi.

Ormai, a quel che mi parve, di coteste vecchie carcasse di aristocrazie blasonate siete alla frutta, e buon per voi. — In massima le famiglie patrizie si componevano (salve poche eccezioni) o di codini fradici, mangiamoccoli, impostori, ipocriti, o di superbi arroganti che sdegnavano ogni contatto col mondo.

Quel che è certo si è che erano molto ignoranti, ed ormai il loro sangue bleu è diventato il prototipo dei tubercolosi, e di tutti quegli esseri che stentano la vita come fiori esotici. — I quarti di nobiltà furono travolti nell’onde del progresso, e di tutto quel mondezzaio di nobilume che infestava il mondo, rimane appena quel tanto che basta per figurare in un museo Archeologico, come i coccodrilli antidiluviani.

Stetti in casa del nobile marchese assai tempo per convincermi di tutto quello che ti dissi, ed un giorno finalmente me ne andai con molta mia soddisfazione.

Caddi nelle mani di un ladro molto simpatico, sul cui conto vo’ narrarti un grazioso episodio. — Da qualche giorno io era diventato sua legittima proprietà, e mi accorsi subito che il mestiere del ladro è talora poco secondato dalla fortuna, giacchè entrando nella sua saccoccia e fattone l’inventario, trovai che non possedeva più di tre lire. C’è la crisi per tutti ed anche a quel poveraccio toccava la sua.

Un giorno mentre se ne andava per una strada di campagna in cerca di ventura, sentì non molto lungi una specie di lamento. Corse sollecito sul luogo da cui veniva la voce, e vide una povera donna, rovesciata in terra, attorniata da due bambini che piangevano a dirotta. L’infelice era venuta meno pel digiuno, giacchè l’ultimo pane se l’erano diviso i figli.

Il mio uomo portò la mano alla giubba, trasse un fiaschetto di liquore, e l’accostò alle labbra della meschina che tosto si riebbe. Allora egli con una ruvidezza, fatta quasi dolce per la compassione, le chiese: Che diavolo avete fatto?