— Ah ah!
— Ridete pure, per me mi opporrò sempre al suo rilascio.
— Via, sclamò il presidente, il condannarlo sarebbe come provare che abbia detto il vero; bisogna usare un po’ d’indulgenza, il fatto non è tanto grave.
— È entrato furtivamente in una casa, con intenzioni malevole.
— Va bene, ma infine il risultato fu che il poverino rovinò da un secondo piano.
— Non si bada al risultato, c’era la premeditazione.
— Capisco, ma infine io lo compiango di tutto cuore, e se fosse toccato a me una tal cosa, piuttosto che scendere dalla finestra avrei tentato di persuadere la signora; era molto più facile...
Non ti dico altro, ciò basti per darti un’idea del modo con cui si risolvono le faccende; eppoi che sperare dalla giustizia? Nella sala d’udienza ho veduto un Cristo con sotto quella famosa impostura: La legge è uguale per tutti. Comica davvero l’idea! il più grande dell’Umanità lo avete appiccato in aria, e se è cotesto il vostro modo di far giustizia, non me ne congratulo.
Quel poveraccio d’accusato si ebbe la condanna ad un mese di carcere, e se vuoi saperla tutta, ti dirò che quindici giorni dopo il mio presidente mi portò in casa della vedova colla quale avevo fatto conoscenza in grazia del processo. — Vi entrò di sera, e so dirti che non saltò come l’altro dalla finestra per uscirne, ma se ne partì sull’alba passando per la porta.
E quel poverino soffriva il carcere per aver attentato al pudore di quella pudicissima donna! Evviva dunque la morale, corpo di bacco!