Sei prodigio.... ma dell’arte!

Ah se tutti gli uomini avessero il caritatevole coraggio di ripetere questi versi alle civette che invecchiano, non si assisterebbe più al ridicolo spettacolo di alcune donne che sdegnano l’umile portamento della sposa onesta per sconciarsi scioccamente con ambiadure affettate che tradiscono la rigidezza dei loro muscoli già troppo affaticati. — Non si vedrebbero certe fronti impastate di gomma e bianchetto, labbra fatte aride dalla corallina, e guancie inverniciate che ti ricordano quelle delle marionette. — Non si vedrebbero tante stolide donne che contendono gli amori alle fanciulle, e scendeano in lizza, rivaleggiando con giovanette, come se bastasse tutta la loro malizia di vecchia volpe a vincere lo splendore di una vergine fronte.

Fu per me vera fortuna quando lasciai quella casa per andar nelle mani di una brava ed onesta madre di famiglia che aveva molto meno d’anni di quella leziosa, ma assai più saggezza.

A questo punto le mie peregrinazioni hanno poco o nulla d’importante, e pel periodo di quasi un anno non ho niente a dirti. — Errai in molti luoghi, fui portato all’ospedale per varj mesi, passai di nuovo in caserma ed in tanti altri siti che non mi lasciarono alcuna impressione.

Ho di notevole un salto curioso di cui mi ricorderò eternamente. Dalla catapecchia di uno spazzaturaio entrai difilato negli appartamenti Reali. — Non ti canto più miserie, non più gente che muore per fame, non più stenti della vita, ma feste, splendori e grandezze. Alla Corte compresi che vi possano essere dei fortunati mortali lontanissimi dal supporre che vi siano dei miserabili al mondo.

Ho assistito a tanti episodj, a tante storielle curiose, che sono certo di divertirti immensamente.... A proposito che professione hai?

— Sono impiegato del governo.

— Tu? esclamò lo spirito del mio soldo con accento di sorpresa.

— Ti sorprende ciò? gli chiesi io.

— No, ma m’impedisce di narrarti quello che vidi alla Corte.