— Perchè mai?
— Perchè ti suppongo un buon impiegato, e nel mio racconto vi sono certe cose che potrebbero offendere il tuo zelo.
— Non monta; tira innanzi.
— È inutile, non parlo...
Cercai di sforzarlo con tutta la mia forza magnetica, ma non vi riuscii, ed infine, per non irritarlo viepeggio, lo pregai di continuare come voleva.
Si arrese subito, e proseguì:
— Un giorno venne sotto alle finestre del palazzo un suonatore d’organetto, ed io fui gettato nella strada e portato via da colui.
Per i soliti e varj giri finii di entrare nella casa d’un ex-oste, divenuto ricco non si sa come. — Era una piccola famiglia composta dell’oste, della moglie, e d’un unica figlia, amabilissima giovinetta e molto bella. — Appunto di costei voglio intrattenerti, non già per dirti gran che d’interessante, ma per aprirti alquanto gli occhi sul conto di tante civettine che a prima vista sembrano modelli d’ingenuità.
L’oste, mio padrone, in grazia di un bel capitaletto, aveva dato l’addio al commercio per vivere col frutto de’ suoi.... voleva dir sudori, ma sta meglio denari, non mi comprometto mai con giudizii avventati. Aveva quest’unica figlia e tu sai bene che sovente questi alberi di un frutto solo, rovinano a forza di cure l’oggetto delle loro tenerezze.
Amelia (così si chiamava la fanciulla) cresceva fra le continue sollecitudini di papà e mamma, i quali, per compensare la loro ignoranza, volevano rimpinzare la figlia d’ogni sapere. — Una contessina non ha certo più maestri di quanti ne aveva la fortunata giovinetta. — Disegno, musica, canto, ballo, inglese, francese, tedesco, ricamo e tante altre belle cose venivano amministrate senza freno al piccolo cervello di quella ragazza, che se avesse preso sul serio tutte quelle materie, ne sarebbe per lo meno impazzita.