Ti sembrerà un po’ strano il mio accanimento contro quella fanciulla, e mi dirai che non vale la pena di corrucciarsi per sì poco; ma non ne hai ragione, e se non mi mancasse il tempo, vorrei dimostrarti quanto male arrecano codeste vane pettegole alla società.

Se tu vedi gironzare per le città una gioventù snervata e frivola, non cercarne in altro la causa che nell’educazione e nel cuore delle fanciulle.

Esse comunicano a chi le avvicina le loro leggierezze, sono teste guaste, e bisogna guastarsi per piacerle. Oh se io ne avessi l’opportunità, vorrei tanto fregare e flagellare le spalle a tutte le piccole zanzare che tormentano i costumi, che non si mostrerebbero tanto ardite nello sfoggio dei loro impertinenti pettegolezzi.

— Non pensi tu che coteste farfalline dalle ali diafane sono destinate a diventare un giorno compagne di altrettanti poveri diavoli i quali andranno con esse alla malora? Non ti spaventa l’idea della pessima educazione che daranno ai figli quando per disgrazia ne abbiano? — E con una gioventù tanto corrotta, con delle donne sì malamente cresciute, pensate voi altri di pervenire a quel grado di civiltà e di benessere che da tanto tempo agognate invano?

Che scienza, che studio ci vuole per fare una madre di famiglia? Bisogna aver del cuore non delle fantasticherie. Mi guardi il cielo dal ricusare alla donna l’alimento necessario allo sviluppo delle sue facoltà intellettive, ma non se ne facciano delle scimmie che operano grottescamente, non dei perroquets dalle piume appariscenti che ti fanno smascellare dalle risa se aprono il becco; non delle asinelle messe in gonne e guanti.

Guardatevi attorno e vedrete le vostre donne fatue quando son fanciulle, spensierate quando madri, stolte e ridicolissime quando vecchie.

Vuoi un mio consiglio? Se ti piace amare una giovinetta non cercarla fra le tante che brillano in società, che battono tutti i balli, e vanno pei teatri a far disonesta mostra dei loro vezzi. — Quella che studia meno, ne saprà più delle altre; non avrà spirito, ma ci sarà del cuore.

Mi fermai quasi un mese in casa dell’oste, ed una sera fui lasciato in un caffè, ove passai nelle mani di un signore attempato che mi portò a casa sua.

Eravi colà una festa di famiglia; si ballava allegramente in onore di un matrimonio celebratosi in quel giorno.

Fui portato nella sala di ricevimento, e con mio grandissimo stupore, riconobbi nella fidanzata un’antica conoscenza.