— Il mondo ci sembrava tutto bello, e quando sentiva parlare di affanni, di lacrime, pensava meco stesso che quelle voci fossero esagerate.

— D’allora non passarono molti anni, eppure tutto..... tutto è amaramente mutato.

— Oh! io non so dirti quanti disinganni, quante delusioni mi caddero sull’anima! — qual triste esperienza è la vita! — Io assisto ormai indifferente allo avvicendarsi di sempre nuove bricconerie, e vedo pur troppo signoreggiare quasi il raggiro e la mala fede.

— Credeva che certo cose fossero sacre, credeva all’apparenza, e a poco vedo divorato l’edifizio delle mie care illusioni.

— La è dura cosa il dubbio alla nostra età! ma questa disgraziata diffidenza che s’infiltra nell’anima è una ben triste necessità dei tempi. — Gli sciocchi hanno il cuore sulle labbra. — Questo ripugnante paradosso è scritto sulla bandiera di tutti.

— Non è mio proposito di far concioni, voglio soltanto nell’intitolarti questo libro, o generoso Amico, farti chiaro quale fosse il pensiero che me lo dettò. — Nelle vicende di questa vita sì varia eppur tediosa, è miglior consiglio quello di non crucciarsi per nulla degli altri. — Il rimedio più valido per schivare il pianto è quello di ridere.

— Ridiamo dunque amico. — Ridiamo insieme; se altri rideranno con noi, o per noi meglio per essi. — Dicono che il riso abbonda nella bocca degli sciocchi. — Ebbene saremo sciocchi ma non cattivi. — C’è da guadagnare.

— Ecco perchè scrissi questi racconti.

— Ecco perchè te li intitolo.

— Anzi, siccome pubblicando un libro si acquistano quasi sempre dei nemici, saremo così in due ad affrontarli.