— Ferrarese, rispose il mio padrone.

— Io bolognese.

Allora un lampo di memoria mi chiarì di tutto; quel signore così ben messo, così franco, non era altri che quel buon diavolo di ladro che aveva dato tanta prova di buon cuore. — Il ladro del fattore.

Se ti rammenti, egli era scappato dal carcere, e da parecchi anni viveva in America. — Seppi poi qualche giorno dopo, che si era arricchito commerciando, e che nel paese aveva fama di galantuomo; vedi che non mi era sbagliato nel buon concetto che aveva di lui.

Non mi fermerò a dirti quanto amici divenissero il mio padrone ed il ladro, sai che fuori di patria si fa presto a stringere relazione coi connazionali.

Un bel giorno il mio padrone ricevette la notizia della sua amnistia, e difilato senza quasi darsi tempo di far su le valigio, prende posto in un piroscafo e lascia l’America con una gioja pari a quella di Colombo quando la scoperse.

Sbarcò a Genova, ed era tanto felice che si sentiva una gran voglia d’abbracciare tutti quelli che incontrava.

Aveva fatto un voto, quello cioè di darmi al primo povero che gli capitasse sul suolo italiano.

Ne vide uno difatti che teneva per mano una bambina; corse tosto a lui, ed io cambiai domicilio.

Era tempo!