Il mio padrone se ne andò tosto senza aspettar ringraziamenti, ma io che rimasi, m’accorsi tosto come egli nella sua gioja furiosa avesse commesso un grosso sbaglio.
Il mio nuovo proprietario non era un mendicante, ma sibbene un impiegato di terza classe che portava a spasso la sua ragazzina. — A dir il vero l’equivoco era scusabile, perchè a prima vista sembrava proprio un pezzente, e sul suo logoro e sdruscito paletot si leggeva a chiare note la generosa prodigalità del suo governo.
L’impiegato fu non poco sorpreso vedendosi scambiato per un poverello, e pensò che quel signore fosse un pazzo.
Intanto mi mise in saccoccia.
Cammin facendo s’imbattè in un suo amico che aveva un abito molto sciupato, ed un cappello frusto. — Era un professore di letteratura italiana.
— Oh, signor Paolino, come sta? —
— Eh, la va alla carlona, e lei professore?
— Così, così. — Dica, per gentilezza; avrebbe venti soldi? non ho spiccioli con me.
— Davvero che mi duole di non averli, rispose l’impiegato.... non ho che dodici soldi.
— Mi bastano anche quelli....