Bisogna rispettare prima di tutto le opinioni e tu ti ostini a tenerti il cappello. — Male. Ho salvato la tua delicatezza, evitando il racconto di certi episodii che potevano offendere il tuo zelo, ma tu mi ricambii di poca cortesia se fai questione di personalità ove non è caso che di deferenza.

Lasciai presto Garibaldi, e vagolando come al solito di paese in paese, mi ridussi a Napoli, proprio nell’epoca in cui l’atmosfera era satura d’idee liberali.

Il popolo napoletano voleva la libertà cantando strambotti per le strade.

Quel genere d’azione mi andava poco a genio, prima di tutto perchè a Napoli si canta male, poi perchè era certo che un popolo non si fa libero a suon di ghitarra.

Ritornai in Toscana, e vidi che anche là si tentava l’emancipazione, scrivendo dei bisticci sulle muraglie.

Fui portato in Lombardia ed a Milano, capitando nelle mani di una vecchia pinzocchera, andai sepolto in una cassetta che raccoglieva le elemosine per la Madonna. — Giacqui rinchiuso per ben lungo tempo, ignorando qual frutto avesse portato quell’entusiasmo nazionale che agitava tutta Italia.

Uno scaccino benedetto mi restituì la libertà, e mi mise nuovamente in giro.

Io mi credeva che il mondo invecchiando mettesse giudizio, ma ohimè, appena uscito dal bussolotto della Vergine, dopo dodici anni di prigionia, se dovetti persuadermi che gli uomini fecero grandi progressi in cose di scienza, ho pure toccato con evidenza una piaga fatale sorta di fresco nel seno della vostra società.

Nel corso del mio racconto ti parlai acerbamente di certi nobili che io considerai sempre come un’assurdità dei tempi. Ma se è vero che le gerarchie del sangue vanno scomparendo, è pur vero che nacque una calamità peggiore.

Il progresso ha atterrato il dispotismo feudale ed il favoritismo, ma ora che i vassalli presero il posto dei padroni il senso morale se ne va a rotoli.