Fra i nuovi ricchi ve n’ha molti che, portati in alto da colpi di cieca fortuna, alzarono un cipiglio ed un’arroganza tale da far desiderare una ripresa di cento anni addietro.
Entrai nella casa di un ricco possidente divenuto padrone di quelle terre che in altri tempi aveva lavorato egli stesso colla marra.
Era un asino grosso e grasso; aveva un figlio degno di lui, ed una ragazza seducente di aspetto.... ma.... in quanto al resto, malgrado che l’avessero rimpastata alla meglio in un collegio, dava poca speranza.
Chi è quello stordito che disse esser l’abito che fa il monaco? Certo colui non si guardò mai nello specchio.
Le apparenze, mio caro, sono belle e buone, ma pesano poco.
Vesti un asino da dottore, sarà pur sempre un asino.
La tirannia di una persona educata si fa tollerare; ma certi boari in guanti, cresciuti in comune coll’asino e la vacca, non faranno mai le cose con garbo.
Io mi credeva che precipitando il fantoccio delle aristocrazie sorgesse la prevalenza dell’intelletto, ma a quel che vedo, le vostre rivoluzioni sociali vi hanno ridotto a cambiar padroni e null’altro.
Cercate, poveri mortali, cercate un mezzo per liberarvi dei tiranni. — Ci vogliono delle risorse nuove; tanto fa, basta che si ottenga lo scopo. I tiranni sono ben morti in qualunque modo si ammazzino — così disse quel buon diavolo di Lorenzino dei Medici.
Quando io m’ebbi la libertà da quel sacrista mi fermai per qualche tempo in Milano. — In quei giorni la fisonomia della città aveva un aspetto singolare, e seppi poi che era causa di ciò vittoria di Solferino.