Passai nelle saccoccie di un giovane soldato gracile e malaticcio, che per le privazioni e le fatiche del campo si trovava a mal partito.

Era un volontario piemontese. — Trasportato da quel turbine che è l’entusiasmo patriottico, egli era partito coll’anima piena di generoso impulso.

Aveva un’amante, e prima di separarsi da lei promise che se la sorte lo serbava in vita al suo ritorno l’avrebbe subito sposata.

Ma l’uomo propone ed il tempo dispone. — Non avvezzo alla vita cruda del campo, ed estenuato nelle forze, dovette rinunziare alle sue generose aspirazioni e dopo di essere stato qualche tempo nelle file dell’esercito, ed un mese all’ospedale, cedette al consiglio d’amici e superiori, e si preparò a far ritorno in patria.

Viaggiava con alquanto rammarico per aver dovuto troncare una sì nobile impresa, pur lo confortava il dolce pensiero di rivedere la sua Ada.

Giunto qui al suo paese lo colpì il più terribile disinganno.

Ada era morta portando seco nella tomba il suo santissimo affetto. — Morì senza sapere quale fosse la sorte del suo povero volontario!...

Io non la conobbi cotesta giovinetta, ma a quanto ne sentii, doveva essere un angelo di bellezza e bontà.

Il mio soldato fu a poco per uccidersi al funesto annunzio della sua morte; ma tutto passa, ed il poverino, colla salute, ricuperò un po’ di calma.

Durante tutto un anno egli visitò giornalmente la tomba della sua diletta fanciulla, ed una sera, per una di quelle idee che sono un privilegio degli sventurati, mi trasse di tasca, e mi sotterrò in quel tumulo.