— Paride è un giovinotto sui ventitrè anni, biondo, bello, snello, con tutti i requisiti necessari al suo genere d’esercizio.

— Vive di rendite ereditate onestamente dalla famiglia, di cui è l’unico superstite. Per quanto riguarda la sua educazione abbiamo poco da dire; stette in collegio fino ai dicianove anni, ove imparò di esser possessore di diecimila lire di rendita, e ciò gli parve più che a sufficenza per le sue cognizioni, per non curarsi d’altro.

— A ventitrè anni egli ne sa quanto a dicianove, per cui, se gli si domandasse quanti denti ha in bocca, risponderebbe: Diecimila.

— A suo onore dobbiamo notare che egli veste con garbo, che i suoi capelli sono profumati alla vaniglia, ed i suoi guanti sono sempre freschi di fabbrica.

— Come tutti gli individui della sua specie Paride è dedito alla conquista di donne; ma, per vero dire, non è troppo fortunato nelle sue aspirazioni; pare che le donne gli siano avare d’affetti, per cui sarà facile comprendere che, se il poverino vuol conquistare, deve acquistare.

— Ciò malgrado, con una costanza a tutta prova egli tende sempre nuovi tranelli, corteggia le signore, e sorride alle vezzose sartine. — Per lui non c’è ostacolo; nel genere basso ed accessibile ha fatto qualche vittima, seminando molti soldi.

— Per solito è sempre di buon umore, si lascia canzonare discretamente dalle signore dell’alta società, le quali ebbero tutte la sorte di innamorarlo, e di godersi i suoi confetti, di cui fa un consumo non indifferente.

— Un tempo fu innamorato, rapito, entusiasmato di una certa Fanny, la quale, malgrado un passato di trent’anni, fra cui sei di vita coniugale, conservava ancora qualche rovina di quella bellezza che l’aveva resa celebre nei tempi di sua gioventù.

— Due parole per costei.

Fanny a 15 anni entrò in una sartoria della città onde apprendere i primi rudimenti del mestiere.