— Per qualche mese la giovinetta, che era bellissima, conservò la sua umilissima foggia di vestiario; ma un giorno osservò per caso che le sue scarpe erano troppo rozze, ed all’indomani ebbe un bel paio di stivaletti. Ma a quei piedini così ben calzati faceva brutto contrasto la vesticciola di tela, e pochi giorni dopo la veste era cambiata con un’altra più fina.
— Di questo passo, nel breve periodo d’un mese la colomba era diventata civetta...; ma siccome non tutte le civette mangiano la polenta, come dice quella celebre traduzione del «Civitas magna et opulenta..... ecc., così un bel giorno Fanny diede un addio alla bottega ed alla casa, e prese possesso di un piccolo appartamento situato nel centro della città.
— A quell’epoca il nostro Paride sbadigliava ancora sui banchi della scuola da cui ne usci tre anni dopo, vale a dire quando l’astro di Fanny erasi completamente eclissato sotto il provvidenziale mantello di un marito.
— Proprio così. — Dopo di esser stata la dama di un centinaio di cavalieri, Fanny amò ardemente uno speziale in ritiro che possedeva quarantacinque anni, ed un reddito di due mila lire.
— Non era gran cosa, ma molto per la bella Fanny, che aveva sfrondato tutte le suo risorse.
— Nel dì delle nozze IMENE si chiuse gli occhi per pudicizia, ed al giorno seguente la felicissima coppia s’installò in due camere d’un quarto piano. — Era un nido saggiamente economico scelto dal marito per modificare le esigenze troppo spinte della moglie.
— Il mondo, come al solito, trasse mille dicerie da quel matrimonio, ma tutto passa, ed infine anche le male lingue cessarono di mormorare. Per altra parte non vi era più elemento a maldicenza, giacchè il volto di Fanny portava traccie assai rassicuranti per la sua condotta avvenire.
— I proverbi, checchè se ne dica, hanno pur sempre il fondo ragionato, ed è perciò vero che i peccati vecchi si scontano con penitenze nuove. — La sventurata Fanny, convivendo con un marito come quel signor Gregorio, pagava a buon prezzo quei pochi piaceri che si era goduti nei primi anni. — Il suo sposino era carico di malori capitanati da una diurèsi di prima forza, e d’un catarro cronico che turbava spesso i placidi sonni della consorte; a cui, ci affrettiamo a dichiararlo, non dava altro incomodo.
— Il signor Gregorio era sempre di pessimo umore, ed usciva assai di rado, ciò malgrado Fanny non dimenticava di esser stata bella un giorno, anzi piccavasi di esserlo ancora. — Vestiva in modo provocante, guatava di sottocchi i giovinotti, e specialmente le sue antiche conoscenze; ma tutte brighe inutili, giacchè i suoi sguardi procaci trovavano poca corrispondenza.
— Nessuno più si curava di lei, e ciò le era assai disgustoso, tanto più che alla sua età c’è ancor del fuoco sotto la cenere. A trent’anni si ha ancora il sangue molto caldo e facilmente accendibile. Il signor Gregorio era freddo, ma la moglie aveva fuoco per due, e capirai, amico lettore, che con tanta esuberanza di vigore si va soggetti a degli accessi nervosi.