— Le aspirazioni umane vanno all’infinito, e tanto più dura la vita, altrettanto si prolunga l’agonia dei desideri insoddisfatti.
— Non vi è dunque da farsi le maraviglie se diremo che Paride pochi giorni dopo il suo incontro con Fanny desiderava già qualche cosa di più che una stretta di mano ed un’occhiata satura di tenerezza.
— Più volte egli aveva chiesto all’amante il permesso di farle una visita in casa, ma quel barbaro signor Gregorio colla sua diurèsi non usciva mai, e la sua presenza incomodava.
— Una sera, mentre Paride pranzava, ebbe da uno sconosciuto una lettera con grande mistero. — Appena fu solo scorse avidamente il foglio, mandò un grido di gioia, e sospendendo il pranzo ordinò subito un bagno caldo, nulla curandosi del pericolo di rimanervi soffocato per indigestione.
Mentre il domestico lo asciugava ed incipriava, lo zerbinotto era in preda a convulsioni di contentezza, ed i suoi sguardi stavano costantemente rivolti al pendolo.
— La toeletta che si fece fu oltremodo accurata; basti dire che impiegò due ore per bardarsi.
— Terminò verso le sei; essendo d’inverno era già notte avanzata. Calzò i guanti, accese un sigaretto, aguzzò i baffi, si acconciò il cappello sulla profumata criniera, e se ne andò dicendo al domestico in tuono malizioso: «Non aspettarmi, stanotte dormo fuori.» — Ci affrettiamo a soddisfare il lettore mettendogli in vista la lettera che destò tanto entusiasmo a quel poverino. Eccola:
«Mio adorato Paride!
«Dio ha esaudito le nostre preghiere.
«Mio marito sta più male del solito per quell’incomodo che tu sai. Parte questa sera col convoglio delle 6½ per recarsi da un prete che si dice pratico di medicina. Saremo liberi per tutta la notte. Ti amo, e ti aspetto!