«Fanny.»
Ecco il famoso perchè della splendida toeletta di Paride, il quale gongolava per gioia pensando di trovarsi al punto d’appagare i suoi più vivi desiderii.
— Anche il male è buono a qualche cosa, così dice il proverbio, e difatti la recrudescenza diurètica del signor Gregorio non poteva cader più a proposito. Da qualche giorno l’infelice sentiva accrescersi l’incomodo della sua noiosa infermità, e stanco di pazientare, decise di consultarsi con un prete di campagna che aveva fama di empirico maraviglioso.
Tutto ben pensato Gregorio decise di partire alla sera per potere alla dimane portarsi sul luogo per tempo.
— Fanny era trepidante per ansietà; durante la giornata stette col cuore sospeso temendo che il marito cambiasse d’avviso; ma quando verso le quattro vide che egli disponevasi proprio a partire, scrisse subito a Paride quella lettera che il lettore già conosce.
— Mentre il signor Gregorio si avviava alla Stazione, Fanny si accinse di fretta e furia a dar ordine alle sue camerette, specialmente a quella da letto, di cui principale ornamento era un grosso... recipiente che, senza dar tante spiegazioni, era serbato per uso esclusivo del marito. — Quel... mobile era di una capacità straordinaria, e ciò spiega quanto gravissimo fosse l’incomodo del povero Gregorio.
Prima cura di Fanny fu di celare quel gigantesco strumento, ma sgraziatamente mentre tentava di riporlo in un armadio, le scivolò di mano e cadde frantumandosi in mille pezzi.
— Fortuna che per quella sera il marito non tornava, e per l’indomani c’era tempo di provvederne un altro.
— Intanto che faceva il nostro Paride?