Un colpo di cannone, un guizzo di folgore, lo scoppio di una polveriera, non avrebbero tanto spaventato quei poverini.
— La corrente di poesia e d’amore che li travolgeva in un mare di voluttà, si arrestò d’un lampo; n’ebbero il sangue gelato, ed entrambi stettero a contemplarsi atterriti.
— Una seconda suonata più violenta della prima tolse ogni dubbio; oltre a ciò si sentì la voce del signor Gregorio che brontolava per impazienza.
— Mio marito! sclamò Fanny con tale accento di terrore che a Paride si rizzarono i capelli.
— Ah! me disgraziata... egli ci ucciderà entrambi.
— Ma... madama! balbettò Paride tremando, è così feroce suo marito?
— È una tigre — Oh! noi siamo perduti!
— Dove mi nascondo? sclamava l’infelice trottolando per la stanza.
— Fanny non sapeva che risolvere, infine come côlta da un pensiero corse ad aprire la finestra e con un cenno imperativo sclamò; — Giù dalla finestra, signore.
— Madama, mormorò Paride spalancando gli occhi, siamo al quarto piano.