— La prima idea che gli passò per la mente fu quella di pugnalare la perfida moglie — abbiamo detto pugnalare, dicasi avvelenare, è più proprio per uno speziale.
— La seconda idea fu di uccidere l’amante ma per fortuna una terza riflessione, quella cioè che sua moglie potesse essere ingiustamente calunniata, venne a calmarlo alquanto, e decise perciò di aspettare qualche avvenimento che gli schiarisse il vero.
— Fortuna per lui che il nostro Paride non era quello di Elena, altrimenti sarebbero andati a nulla i più savii proponimenti; vale a dire che sarebbe stato tardi.
— Fanny aspettava ansiosamente che il marito si addormentasse per far libero il merlo, ma sia per il male, o pel racconto dell’amico incontrato al caffè, il signor Gregorio non trovava pace, e nè per voltarsi e rivoltarsi poteva pigliar sonno.
— Se non dormiva il marito, puoi figurarti come gli altri ci riuscissero.
— Paride, oltre al trovarsi in una posizione non comodissima, non poteva voltarsi per nessun verso, e fu per lui buona ventura che il letto distasse alquanto dal muro, tanto da poter, sebbene con molta fatica, liberarsi un poco mettendo fuori prima la testa e le braccia, poi tutta la persona, restando infine rannicchiato nel vano fra muro e letto.
— Già da un’ora regnava un silenzio profondo, quando Gregorio, come spinto da una molla, balzò in terra con gran pericolo del naso di Paride, che fu ad un pelo per venirne schiacciato.
— Il giovinotto rabbrividì, accorgendosi che quel feroce marito tastava colle mani sotto il letto, e credette di essersi tradito con qualche movimento. — Fanny pure si sentì stringere il cuore per paura. — Fu un istante di terribile ansietà.
— Dove avete messo il mio recipiente? sclamò Gregorio.
— Fanny non rispose.