— Bada a me, ragazzo, studia la scena, e ricordati che non basta scarabocchiare della carta per scrivere un dramma. Studiando di buona voglia per qualche anno, potrai far bene. Oh Dio! io non vorrei scoraggiarti, ma ti dico di aver pazienza; scrissi anch’io qualche lavoro e sebbene dell’arte, ho dovuto rassegnarmi camminando adagino, finchè son venuto quello che son venuto.

Infine sai, noi abbiamo un po’ di praticaccia, abbiamo mano in pasta, insomma, oh Dio! io me ne intendo. Ti parlo da padre.

— Dunque, sclamò Pomponio dovrò rifare il mio lavoro?

— No no, il soggetto è puerile, sa del collegiale; bisogna farne tanti finchè si riesca... ed in così dire, gli consegnò lo scartafaccio, e lo accommiatò.

Se Pomponio avesse avuto del coraggio, si sarebbe buttato giù dalle scale per rompersi il collo; ma non era del suo carattere una simile risoluzione. Prese il suo dramma sotto il braccio, e se ne andò a casa mortificato, avvilito come un cane vagante. Giunto nella sua camera gettò il dramma in un cantone, poi si mise a letto, perchè aveva la febbre!

Poverino! egli credette sul serio alla cicalata del Capocomico, e non s’accorse che il suo dramma nonchè leggerlo, colui non aveva neanche slegato.

Un simil genere di critica può parer strano a prima vista, ma per poco che si sappia delle consuetudini odierne, è facile comprendere che le son cose di tutti i giorni.

Io ho più volte sentito dei giudizii così stracchi su certi lavori da individui che passano per gente seria, ed alla fine ho dovuto persuadermi che giudicavano a mosca cieca. C’è un mio amico, un bravo ragazzo che non ha altro difetto, tranne quello di essere avvocato, il quale si crede in obbligo di conoscer tutto, e se gli si domandasse se ha letto i romanzi di Adamo, egli ti spiffera lì su due piedi un giudizio con un coraggio da leone.

Passata la crisi, Pomponio ricuperò un po’ di coraggio, e pensando che forse il signor Rinaldo era stato troppo severo, si gettò nel campo delle ricerche. Il suo dramma passò per mano di cento Capocomici sempre coll’istessa sorte, e quello sciagurato manoscritto viaggiò tutta l’Italia senza trovare un’anima caritatevole che l’accogliesse.

Disperato allora il povero autore, ricorse alla più vile risorsa, a quella di pagare.