I comici, sordi sempre alla voce dell’arte, hanno in cuore una corda sensibilissima che si scuote, agita e freme al suono del danaro.

Pomponio, dunque mediante il pagamento anticipato di cento lire, trovò la compagnia per far recitare il suo parto.

Passo di volo sulle prove che costarono parecchie cene all’autore, e mi limito a dire che un bel giorno comparve sulle cantonate della città nativa di Pomponio un gran manifesto che invitava il pubblico per la rappresentazione del Dramma di un concittadino, col titolo

L’AMOR DELLE BESTIE.

Nemo propheta in patria.

Per tutta quella giornata il povero Pomponio ebbe la febbre dell’impazienza. Il momento decisivo non era lontano, e tutto lasciava sperare bene.

Chi mi sa dire l’onda di speranza che cullava la fantasia del povero autore? egli era certo, certissimo dell’esito, e già sognava una pioggia di fiori sul suo capo, e quel che è più, quella benedetta croce tanto desiderata.

Un’ora prima di cominciare, il teatro era zeppo di spettatori.

La curiosità aveva attirato molti amici e conoscenti dell’autore, e l’avidità di sentire era tanta che non si volle aspettare più oltre, ed il pubblico proruppe in unanime applauso per invocare la sollecitudine.

Si alzò finalmente il sipario fra un’esclamazione generale, e la prima parte del primo atto passò sotto silenzio. L’autore era convulso, febbricitante e trottolava dietro le quinte come uno spiritato.