Oh! l’amore! vengano gli scettici a negarlo, vengano a dirmi che questa corrente elettrica è un sogno dei poeti. Pomponio ed Allegra in quindici giorni erano ubbriachi fradici d’amore.
Sarei quasi tentato di spifferarvi la storia di quell’affetto nato così rapidamente; ciò mi fornirebbe occasione per sfoggiare le mie cognizioni in materia, ma siccome parmi già di sentire gli sbuffi impazienti del lettore, volo... vale a dire, salto altri quindici giorni e mi porto verso il tramonto di quel purissimo amore.
Dissi purissimo, e ciò sembrerà strano, giacchè la purità delle vedovelle si può sempre discutere, tuttavia qui l’espressione fa al caso.
Pomponio non era per nulla uno scapestrato, un altro al suo posto avrebbe finito dove finiscono sempre siffatti intrighi, ma egli tenne duro. I mediocri d’intelligenza sono spesso i più onesti. Ne volete una prova? Pochi giorni dopo il suo arrivo a Firenze egli scrisse alla famiglia dicendo che desiderava ammogliarsi, e chiedeva un consiglio al padre.
Quel buon uomo non desiderava di meglio, ed a volta di corriere rispose al figlio che egli era soddisfattissimo; anzi lo pregava a sollecitare le nozze.
Questa lettera fruttò un bacio a Pomponio. Fu il primo, ve lo posso giurare, giacchè la vedovella seppe sempre tenerlo alla dovuta distanza; ma quando vide la lettera del papà si commosse, pianse, ed abbracciando il suo Pomponio lo baciò teneramente in fronte.
Ah! le vedove sanno ottimamente l’Arte d’amare. Il primo matrimonio è per esse una scuola di perfezionamento, e quando hanno perduto il marito diventano insuperabili negli artifizi amorosi.
Un bacio dato a tempo ne vale cento dati alla rinfusa, come costumano certi innamorati allorchè la buona stella li mette in colloquio intimo.
Evvivano dunque le vedove che sanno farsi desiderare. Mi viene però alla memoria una certa sentenza in versi, che dice:
Oh tu che hai scorse tante dotte carte: