················
Lasciate o benevoli lettori, lasciate che io segni con tanti verecondi puntini il colloquio intimo dei due cugini; se così non facessi verrei tacciato di lesa morale.
Siamo in epoca rigeneratrice, tutti caricano la croce al povero scrittore che per essere verosimile trovasi bene spesso costretto a rivelare certe verità disgustose. Mio Dio! il vero non s’inventa, epperò bisogna adattarsi e pigliarlo dov’è.
Infine vogliasi o no, tutto concorre al grande scopo umanitario e riformatore, ed anche l’umile scrittore colla sua pietruzza qualunque sia, porta il tributo all’immenso edifizio sociale.
È curiosa però cotesta sete di morale che invade il nostro secolo cadente, si direbbe che tende a purificarsi delle magagne riportate in giovinezza. Ma ohimè! anche il concetto della morale che si sente oggi è puramente una smania della moda, e più spesso la cuccagna di tanti filosofi moralisti ad un tanto per pagina.
Oh perchè, signori miei, si pretende che lo scrittore pel primo entri nella palestra per infarinarsi di un trascendentalismo sociale che esiste nelle idee, ma non nel fatto?
La morale sarà buona se vera, ma finchè le generazioni proseguiranno per questa via di lubriche costumanze, la parola dello scrittore sarà buttata al vento.
È la moda! Giacchè la virtù va via sloggiando dalle nostre case giacchè la corruzione entra per tutte le fessure, si pretende che il senso morale resti almeno sui libri come se si volesse ingannare la posterità.
Di questo passo la letteratura non sarà altro che un museo destinato a custodire una collezione di ipocrisie che non sono per nulla l’espressione dei nostri tempi.
La missione della letteratura non è tale; ella è di ritrarre e correggere, non di simulare e mentire. Si pratichi la morale, si facciano le buone azioni, ed allora lo scrittore avrà soggetti d’onestà da studiare sul vero.