E sì, che, per bacco, a giudicare dal numero stragrande dei laureati in leggi, non mi sembra tanto straordinario il riuscirvi. La è tanto comoda cotesta strada che financo i ricchi la battono, tanto per poter col titolo di avvocato far velo ai loro placidi ozii. Eppure Pomponio non trovò il fatto suo, e rinunziò alle baraonde universitarie.
Passò un anno meditando sulla carriera che dovesse sciegliere, ma una sera dopo di aver assistito in teatro al trionfo di una commedia nuova, si accorse di avere una pronunciata tendenza per la drammatica.
Ruminò per qualche giorno su cotesta manifestazione spontanea del suo genio, e fattosi convinto della realtà, si ritirò nelle sue camere per meditare nel silenzio la scelta del soggetto di una produzione.
Ma sia che il suo talento mal potesse informarsi alle angustie della scena, o che il suo orgoglio di scrittore lo rendesse incontentabile, dopo quindici giorni non aveva ancor trovato il filo d’un soggetto qualunque.
Si lanciò nel mondo per studiare qualche argomento della vita sociale; frequentò le conversazioni, i balli, i teatri, percorse alberghi, taverne e bettole, ma con poco frutto, e dopo qualche mese non aveva ancora trovato il fatto suo.
— Una sera, passando per una via un po’ remota, in cerca d’inspirazioni, gli ferì l’orecchio un rumore confuso di voci e suoni indistinti, si fermò di botto, e comprese che poco lungi all’ultimo piano di una casa si ballava.
La necessità dà coraggio. Entrò nel portone, vide lumi sulla scala, e salì animoso guidato dal fracasso che ingrossava man mano. — Trovò gente su l’uscio, e chiese di che si trattasse.
— Prometto mia figlia, rispose un vecchiotto dalla faccia allegra.
— Ah! una festa di nozze, credeva... cioè... tante grazie; e s’incamminava via.
— Venga avanti signore, si accomodi, venga a ballare, siam gente alla buona ma...