— No, no, faccia pure, rispose Pomponio tutto rosso, io ho tempo, non s’incomodi... sono servo.
— Tante grazie. Se vuol dirmi in che posso servirla.
— Ecco, signore illustrissimo, io ho un cugino...
— Me ne rallegro.
— E lei lo conosce.
— Io? Può darsi, ma venga al fatto.
— Ho una lettera da consegnarle.
— Me la dia.
— Eccola, e Pomponio barcollando come un ubbriaco, trasse la lettera e la consegnò al segretario che frattanto inforcava le lenti.
— Ah! ora capisco, sclamò costui, è Felice, ella dunque è suo cugino?