March. Mi dica in grazia, perchè ha cambiato bandiera?

Luigi. Non è cosa agevole il dirlo, ma quello che sento alla vista del bello mi esalta, mi commove, e certo la materia non ha tanto potere. Oh! io mi meraviglio altamente che ella non creda nell’ignoto! ma si guardi, signora marchesa, si guardi nello specchio, cerchi ne’ suoi occhi pieni di fuoco, e mi neghi se lo può la potenza del fascino. Io poi che la vedo nel suo insieme, io che in guardarla mi sento acceso d’entusiasmo non posso porre in dubbio l’esistenza di quell’anima che si cela sotto forme sì vaghe; non posso negare che vi siano degli angioli, se me ne vedo davanti uno tanto bello.

March. (con fino motteggio). Molto bene. Ella si serve di tutto per venire allo scopo. — Ha spezzato una lancia contro il materialismo per farmi un po’ di corte.

Luigi. No, proprio davvero, non c’entra la premeditazione; egli è nella foga di parlare che mi sono tradito.

March. Poverino, si è tradito! — Ella fa gran sfoggio d’ingenuità, ma, caro mio, gli ingenui non vanno in casa delle signore passando per le finestre.

Luigi. Madama la marchesa si dimentica che per me la porta era chiusa.

March. Eravi forse necessità di venir stassera?

Luigi. Certo, passata la festa si spegne il moccolo, dice il proverbio, domani era tardi per portare i fiori.

March. Non era un gran male!

Luigi. Comprendo benissimo che il mio omaggio è per lei cosa di poco conto, e che altri migliori di me si meritano preferenze, tuttavia, anche colla certezza di essere tenuto fra gli ultimi, non sarei stato meno colpevole lasciandomi sfuggire l’occasione per dimostrarle che la mia devozione per lei è tanto grande, quanto la sua degnazione per me.