Mi desto allora... ahi misero!
Il labbro tuo mi sfugge.
March. (sorridendo). È una petizione quella poesia.
Luigi. Quasi. Oh i poeti sono ben pazzi!
March. Con tutta modestia ella si mette fra i poeti?
Luigi. Mi permetterà almeno di stare fra i pazzi.
March. Non lo contesto.
Luigi. Il mio sogno s’attacca a quei versi. Si figuri che una notte ella venne in casa mia, proprio nella mia camera. Io me ne stava al tavolo leggendo il Faust di Göethe, e vagolava colla mente per la notte Classica di Valburga sui campi di Farsaglia, e nei gorghi dell’Egéo fra sirene, najadi, sfingi e gnomi, quando ad un tratto vidi proprio lei, signora marchesa, comparirmi innanzi... bella, bella come Elena, avvolta in una lunga veste bianchissima. In vederla io rimasi sorpreso, confuso, elettrizzato, e tratteneva il respiro per la tema di turbare la dolce visione. Vi fu qualche minuto di silenzio per ambe le parti, finalmente l’ombra sclamò con voce delicata:
«Signor Luigi, siete uno sciocco.»
March. Aveva dello spirito quell’ombra (ride).