Luigi. Era la vostra, poteva esserne priva?

March. Continui pure.

Luigi. Perchè? chiesi io, e l’ombra rispose:

«Perchè non avete coraggio; da un anno mi fate la corte, e non sapeste trovare un momento buono.

«Ma, risposi io, marchesa mia, voi avete un’antipatia marcata per gli uomini... diceste voi stessa di non creder più all’amore.

«Sono cose che si dicono, soggiungeste voi (fingendo d’essersi sbagliato). Oh! perdono m’imbroglio, mi lasci che le dia del voi, sarò più libero nella parola.

March. Fate pure.

Luigi. Signora marchesa, se io sapessi... se potessi... dunque vi do del voi?

March. Sentiamo cosa rispondeste all’ombra.

Luigi.[1] Balbettai qualche parola, e poi facendomi animo sclamai: «Ma io, cara marchesa, sono timido, non so dirvi l’animo mio... non l’oso; voi avete delle tristi prevenzioni sugli uomini. D’altronde posso io aspirare ad un vostro sguardo?... voi il fiore della nobiltà, voi così bella, così vagheggiata, non trovereste neanche un sorriso di pietà pel temerario che ardisse alzare gli occhi sino a voi. — Infine io riconosco troppo bene la distanza che ci separa; voi mi stimate assai, ma io valgo poco, perchè indegno della vostra amicizia come della vostra stima, oso di volervi un po’ di bene, ed alimento in me una passione insensata.»