March. Per fortuna che siete timido... del resto chissà dove vi sareste fermato.

Luigi. La timidezza è il mio debole; sognando ho del coraggio, ma quando vi sono vicino mi manca l’animo di aprir bocca.

March. Allora continuate a sognare.

Luigi. Quando ebbi finito, stetti aspettando una severa risposta; ma la vostra ombra invece mi si appressò, e mi stese la mano che io baciai sclamando: «Oh! signora voi siete la creatura più buona che io mi conosca. La vostra anima generosa chiude in sè una scintilla divina, e beato quegli che ne saprà comprendere le segrete aspirazioni!»

March. E l’ombra?

Luigi. Mi rispose: «Vedete, Luigi, non sono poi quella ritrosa indifferente che mi credevate. Ho del cuore io pure, tutto sta saperne trovare la strada. Nata col retaggio di un nome che porta corona di nobiltà; non mi inorgoglisco d’un titolo che sarebbe vano se non fosse accompagnato da prodigalità di cuore e squisitezza di sentire. — Io vi ho compreso benissimo, e voi che siete tanto timido, voi solo meritate un poco del mio affetto, e sì dicendo.... (esita).... e sì dicendo....

March. Avanti.

Luigi. Io non ci ho colpa, marchesa, è un sogno.

March. Ma infine! (durante il racconto la marchesa ricama sempre affettando indifferenza).

Luigi (con fare elegante). E sì dicendo, si abbassò su me, ed io la baciai in fronte.