Eppure, malgrado tutto, il povero Pomponio dal suo letto di dolore non pensava che al soggetto della commedia, e cercava nella sua mente qualche episodio della vita per trarne argomento.

Frattanto dopo pochi giorni di riposo fu in grado d’alzarsi e passeggiare per la camera; consultò parecchi libri di novelle, riepilogò tutti i romanzi che aveva letto, ma nulla valse allo scopo.

Un mattino stanco di starsene in casa si decise di uscirne per far una passeggiatina. Discese le scale, e mentre stava per fare il primo passo nella strada, il cane del portinaio gli fu addosso saltellando giocondamente per esprimergli la sua allegrezza.

Pomponio a quella vista mandò un grido di gioia, abbracciò il cane, baciollo teneramente poi risalì di volo le scale, entrò nella sua camera, aperse un cassetto, e trattone un grosso scartafaccio di carta bianca, vi scrisse in cima a caratteri grossi:

L’AMOR DELLE BESTIE

DRAMMA

Il soggetto era trovato!

La gestazione d’un dramma è sempre penosa, nondimeno Pomponio si adoprò con tanto ardore che in un mese il lavoro era terminato.

— Parrà straordinario a taluni, ma la è così: un mese fu più che a sufficienza pel neo-drammaturgo.

Lopez-Vega scriveva una commedia in ventiquattr’ore, e Pomponio che aveva finalmente trovato il filo, potè in breve scrivere sul suo lavoro la parola: Fine.