Luigi. Signora marchesa, la vostra ombra è un po’ più arrendevole. Infine poi non vi ha nulla di male in quello che chieggo. Un bacio sulla fronte ha del paterno.

March. Avrei un padre molto scapestrato.

Luigi (con qualche stizza). Oh! sogno traditore! se non fosse troppo vecchia la cavata esclamerei: (comicamente) Perchè mi risvegliai!?

March. Davvero che se esamino bene, trovo in voi la solita presunzione, eterno retaggio di questo uomo che si chiama forte. Ah! la vi par cosa facile realizzare un sogno! e con un coraggio degno di miglior sorte, voi siete qui venuto per dirmi che sognate delle corbellerie... ma, mio caro, andando di questo passo vi fisserete in mente qualche giorno di abbracciare la luna. Avrete detto fra voi: m’è venuto il ghiribizzo di fare un bacio alla marchesa, ho dello spirito, delle risorse, e posso tentare il colpo. Colle vostre circonlocuzioni viziose un giorno mi obbligaste a domandarvi dei versi, e voi subito una stoccata per cantarmi in rima il vostro desiderio inqualificabile. Oh le donne sono scioccamente ingenue, cascano presto nella rete!... Quattro versi stirati alla meglio, alcune cadenze pescate nel Rimario, fanno un grand’effetto. E lì giù a comporre e scrivermi sull’Album una poesia ch’io leggo per esilararmi.

Luigi. Oh!

March. Ma sì, certo, credete forse che io presti fede al vostro struggimento? (lo canzona) poverino! se vi batte il cuore prendete del cloraglio... oppure bagni freddi; vi gioveranno per la testa che è un pochino guasta. Credete voi altri che bastino alle donne le vostre affettature galanti, e le eterne frottole che andate snocciolando coi soliti sospiri e contorcimenti d’occhi?... Ih! ih! ci vuol altro! cuore e sincerità, non presunzione e frivolezza. Credete di ingannar noi, ma quasi sempre siete voi gli ingannati. Ci vuol altro, caro signor Luigi, ci vuol più spirito e più giudizio. Dopo tutto una cosa sola mi dà pena, ed è quella di vedervi fare una figura molto comica in quest’affare. (ridendo) Per carità non raccontate l’avventura ai vostri amici, ne riderebbero un’eternità.

Luigi (sopraffatto). Signora marchesa, felice notte.

March. Dove andate adesso?

Luigi. Mi butto di balzo giù dalla finestra, non mi resta a fare altro per provarvi di non esser tanto leggiero.

March. So benissimo che non mettereste le ali.