—Sola?

—Oh no, avrei paura.

—Come sono soavi queste notti illuminate mestamente, disse Letizia con accento declamatorio; e dire che vi son taluni che negano il romanticismo; con che cuore, io nol so.—Come non accendersi di poesia allo spettacolo malinconico e soave di una bella sera dʼestate? Parmi di essere trasportata a quei beati tempi in cui i trovatori erravano le notti solinghi e addolorati sotto le finestre di un castello di gotica architettura; parmi di sentirne i patetici canti, gli appassionati versi dʼamore.

Tutto ciò fu detto da Letizia con un tuono ironico, con unʼespressione così maliziosa, che Ermanno non ebbe più dubbio alcuno sulle confidenze che Laura poteva averle fatte. In quanto a Laura, essa non aveva neanche compresa sillaba della chiaccherata di sua cugina, perchè la sua mente viaggiava in quellʼistante a più alte regioni.

Piegata mollemente sul braccio di Ermanno, lasciava libero sfogo al pensiero abbandonandosi al languore della fantasia come alle illusioni di un sogno.

A poco a poco quella graziosa testolina si piegò sulla spalla del giovane, ed i biondi capelli agitati dalla brezza della sera, sfioravano dolcemente la guancia di lui.—Più volte ella gli aveva stretto il braccio nel suo, ed egli rispondeva collo stesso linguaggio.

La conversazione si ripigliò un poʼ più calma, Letizia moderò alquanto il suo spirito permettendosi solo di quando in quando di scherzare sulla distrazione della cugina.

Si parlò di molte cose, di poesia, di musica, di amore, di stelle, di fiori, ed anzi a proposito di fiori, dobbiamo dire che sebbene Laura fosse molto distratta non lasciò sfuggire inosservato un fiorellino che usciva da una siepe elevandosi sugli altri come per farsi cogliere.—Appena ella lo vide, allungò la mano, lo colse senza incomodarsi perchè presentavasi sul suo passaggio; quel fiore passò naturalmente dalle mani della giovinetta a quelle di Ermanno, e tutto ciò senza che la maliziosa Letizia se ne avvedesse.

A quellʼidea così gentile, a quellʼatto così eloquente nel suo silenzio, Ermanno fu tocco di gioja; non era più una creatura umana che egli si sentiva al fianco, era qualche cosa di soprannaturale, un angelo da cui si elevava un profumo tale di poesia, che lo commoveva in ogni fibra.

Alfredo chiamava al ritorno; si rifece la strada allo stesso modo, questa volta però erano tutti riuniti.