Occorre forse dirlo? Appena si trovò solo, rilesse varie volte quella lunga lettera; ed in ogni parola parevagli di trovarvi un nuovo senso confermandosi viemmeglio nella certezza di essere amato.

Noi cerchiamo invano per la mente qualchecosa da paragonare alla felicità di Ermanno, ma non è possibile di trovare idea che vaglia appena a darne sembianza.—Amato! questa parola che per sè stessa non esprime che un sentimento naturale, porta seco tanto prestigio, racchiude tante dolcezze e diciamolo pure tante illusioni, che lʼanima di chi ne risente lʼinfluenza si commove fino al delirio.

La lettera di Laura portò un lungo riflesso di felicità ad Ermanno, che per qualche giorno visse si può dire di essa; ma pur troppo anche la felicità diventa abituale, e dopo poco tempo, non bastavano più a consolarlo alcuni pensieri scritti sulla carta, e lentamente ritornò alle sue malinconie.—La madre non fu tarda ad accorgersi della ricaduta, ed aveva non pochi timori, tanto più che da qualche tempo la salute di Ermanno erasi sensibilmente alterata. Quegli slanci troppo arditi, quelle emozioni troppo profonde, danneggiavano quel corpo già per natura fragile e malaticcio.

Ormai per quella donna non era più un mistero lʼamore del figlio; lʼaveva veduto più volte con quella lettera in mano; dallʼultima visita di Alfredo che si era tradito con quelle parole, aveva studiato attentamente tutti gli atti di Ermanno; rimarcò la sua agitazione prima di ricevere la lettera, poi quel mutamento improvviso; e mille altre inezie che non sfuggono allʼocchio di una madre.

Stanca infine di vederlo sempre di malumore, e colla speranza di usare un buon consiglio, ella gli disse un giorno:

—Figlio mio, tu lavori troppo, ed il caldo della stagione non è propizio alle lunghe occupazioni.—Dovresti divagarti alquanto, fare un viaggio.—Giacchè lavori tutto lʼanno, è pur giusto che ti prenda qualche passatempo.

Ermanno per quel giorno nulla decise, ma allʼindomani, quando la madre gli rifece la stessa proposta, le rispose che aveva stabilito di recarsi per qualche giorno a Milano.

—E quando partirai? chiese ella sorridendo.

—Oggi è martedì..... partirò sabato.

Subito dopo scrisse a Paolo avvisandolo della sua decisione e del giorno della partenza.—Nei pochi dì che gli rimanevano, Ermanno si mostrò tuttʼaltro che tranquillo; lʼimpazienza lo dominava, e parevagli che il tempo scorresse più lento del solito. Al venerdì divenne alquanto più calmo, ed egli ne trasse profitto accingendosi subito a comporre la Romanza promessa a Laura.