—Non era necessario, rispose Ermanno, giacchè io gli aveva tutto confidato.
—Perchè? chiese Laura alquanto sorpresa.
—Tu mi perdonerai; io aveva troppo dolori, troppe pene per non sentire il bisogno di un sollievo. Paolo è lʼunico mio vero amico, ci conosciamo fin dallʼinfanzia; ebbimo comuni gioie ed amarezze—Ei non ha secreti per me, ed io dovrei averne per lui?... È tanto dolce il confidare ad unʼamico i nostri dolori, le nostre gioie, le nostre speranze! Non dubitare della sua fedeltà Laura, perchè gli faresti un grave torto...
—Oh! no, rispose Laura rassicurata, non temo di nulla... infine poi non abbiamo commesso un delitto, ed anzi ho quasi piacere che egli sappia tutto. Nella tua assenza, potrò poi parlargli di te liberamente... Doveva accorgermene, perchè quel furbaccione, mi aveva sempre unʼaria... tu hai in lui unʼaltro ammiratore.
—Che mi ama assai!
—Ma non come ti amo io—... Ah! per carità, ora che mi ricordo; e la Romanza?... A momenti mamma sarà qui—Presto dunque signor Maestro, fuori la musica e proviamo; sì dicendo gli strinse la mano, mormorando: Siamo due smemorati!...
Ermanno tutto lieto, trasse di tasca un piccolo rotolo di musica, lo stese sul leggio ed incominciò con Laura la prova di quella sfortunata Romanza. Non erano ancora a metà quando sopraggiunse madama Ramati a levar la seduta dicendo non essere la stagione troppo favorevole al lungo studiare.—
Così ebbe fine quella gradevole lezione di canto!—