XIII

Prima dellʼora di pranzo, sopraggiunse Paolo, frattanto madama Ramati, Laura ed Ermanno, erano passati in una bella e fresca sala dʼestate i cui ampii finestroni accoglievano tutta la pocʼaria che veniva dal giardino; ivi stettero molto tempo discorrendo, e madama Ramati mise in pratica tutte le possibili gentilezze col suo giovane ospite, il quale dopo tante premure finì per riprendere la sua abituale franchezza.

Il pranzo fu piuttosto animato, Paolo era un prodigio di giovialità e compiacevasi nel far ridere il signor Ramati a più non posso. Laura stava accanto ad Ermanno, e più volte mentre fingeva di assecondare lʼilarità del padre, aveva compresso il piede al suo commensale. Ermanno non sentiva, non vedeva più a lui dʼattorno altri che la giovinetta; il pranzo durò più di due ore fra le risate e lʼallegria da una parte, sorrisi e sospiri dallʼaltra—Verso la fine, madama Ramati prese parola di una certa signora di sua conoscenza, che era amantissima della musica e brava dilettante, e terminò dicendo di averle promesso che alla prima occasione della venuta di Ermanno, non mancherebbe di presentarglielo—

Ermanno aderì di buon grado, e fu deciso che alla dimane si fisserebbe lʼora di quella visita.—Finito il pranzo il signor Ramati volle ad ogni costo sentire un poʼ di musica eseguita da Ermanno, e si dovette compiacerlo malgrado che Paolo protestasse essere la musica cosa indigesta dopo pranzo.—

Ermanno si assise al piano, scelse un pezzo di studio di madamigella, e lo eseguì colla massima facilità, e diremo quasi con noncuranza, perchè in quel momento era preoccupato da ben altro—Il signor Ramati che aveva libato piuttosto in abbondanza, inarcò le ciglia a tanta abilità, e predisse al giovane pianista unʼavvenire di fortuna—

—In fede mia, diceva Paolo ad Ermanno qualche tempo dopo, tu sei il più fortunato briccone che io mi conosca, e non so davvero con quali arti tu abbia stregati in un punto padre, madre e figlia—Con tali successi, caro mio, non ti mancherà mai più pane, ed un giorno o lʼaltro infilzandone una per bene, farai la tua risorsa...

—Bada Paolo, rispondeva Ermanno alquanto risentito, tu spingi troppʼoltre il sarcasmo, e ciò non va bene. Per te pessimista di cattivo genere, non havvi nulla di sacro, tu scherzi e facezii anche sulle cose più serie, e davvero che non invidio questo eccessivo buon umore. Tu hai molte buone qualità, ma hai pure il grave difetto di vedere del calcolo in tutto—Per me non te ne faccio un mistero, adoro quella fanciulla, ma ignoro se la sposerei...

—Come, chiese Paolo stralunato, anche questo saresti capace di fare?

—Certamente, e spero che ciò varrà a provarti almeno che io non calcolo tutto, e lascio libera azione al cuore ed alla ragione...