—Niente affatto, protesto... per mia garanzia in avvenire, che tu faresti una grossa corbelleria rifiutando queste nozze, qualora se ne presentasse lʼopportunità...
—Dʼaltronde mio caro Paolo, queste sono facezie, perchè siamo fortunatamente lontani, da ogni probabilità...
—In amore non si è mai lontani da questo scioglimento che potrebbe nascere da un minuto allʼaltro, basta una mezzʼora per creare la necessità dʼun matrimonio...
—Oh! basta, interruppe Ermanno, basta e non se ne parli più; il tuo spirito mi fa male, e decisamente non andremo mai dʼaccordo sopra un punto sì delicato, perchè la pensiamo troppo diversa.—
—Se ti fa piacere il non parlarne, rispose Paolo sorridendo, taccio; ma bada che tu per il primo non infranga la consegna. Dopo tutto però ti prego di non dimenticare la mia protesta.—
Così ragionando i due amici avevano fatto il giro dei Giardini Pubblici. Era tardi, Ermanno manifestò il bisogno di riposarsi, ed entrambi si avviarono verso casa, ove giunti si riattaccò una nuova discussione sullo stesso soggetto; infine la stanchezza assalì Paolo, che se ne andò a letto lasciando lʼamico solo nella sua stanza.
Noi non sapremmo dire se più dolce del sonno fosse la veglia che lo precedeva, ma è certo che tanto lʼuno che lʼaltra furono un continuo succedersi di dolcezze. La giornata portava seco troppi avvenimenti, perchè Ermanno malgrado la stanchezza potesse tosto abbandonarsi al riposo; si prova grandissima compiacenza nel riandare di notte sugli eventi fortunati del giorno, ed al nostro giovane, non mancava certo materia da pensarvi sopra.
Vegliando pensò al tempo che ancora gli rimaneva di restare in Milano, alle gioie che avrebbe trovate presso Laura; sognando rivide quella gentil cameretta profumata, fiorita, irradiata da quella luce misteriosa.—Ei ritrovò in quel nido dʼamore la cara fanciulla sua, bella e pura come patetica visione, rivide quelle bionde ciocche di capelli, di cui ogni fiocco segnava giù per le spalle una linea morbida e voluttuosa piena di misteri, rivide quei beglʼocchi che lo entusiasmarono dʼamore, ritrovando in quello sguardo le più sublimi dolcezze, le più caste voluttà.
Questo mago che si chiama sogno, questo abbandono della fantasia che crea dal nulla un mondo suo particolare ora spaventevole, ora leggiadro allorchè la materia riposa assorta in profondo sonno; questo riflesso dʼimpressioni che è forse il fenomeno più prodigioso della mente umana, concorse col suo fascino ad abbellire il bel quadro di realtà che aveva sedotto Ermanno, ed allʼindomani aprendo gli occhi trovò che il suo amore erasi raddoppiato, e ciò perchè nel sogno aveva intravedute mille soavità ignote alla mente fino allora.
Erano appena le cinque del mattino allorchè Ermanno si destò; malgrado che fosse molto di buonʼora, non potè più fermarsi a letto provando bisogno di muoversi.—Paolo dormiva ancora saporitamente, nè dava alcuna speranza di svegliarsi tanto presto; per cui Ermanno stimò bene lasciarlo tranquillo; si vestì in fretta ed uscì a respirare lʼaria del mattino.