La giornata era serenissima, il sole splendeva in tutta la sua luce, e le vie di Milano erano già tutte in movimento. Ermanno poco pratico del frastuono di quella grande città, assorto e concentrato neʼ suoi pensieri, correva rischio ad ogni tratto di restare schiacciato dalle carrozze; pur nondimeno la vista di quelle grandiose vie, dei palazzi monumentali, lʼurtarsi continuo della folla, avevano unʼinsieme imponente che gli faceva dilatare il cuore.
Oh! quanto bella gli parve Milano confrontandola con Brescia, ove tutto era monotono.—La eccessiva tranquillità prostra lo slancio dellʼanima che ha sempre bisogno dʼemozioni, e tende istintivamente a tutto ciò che è grande e bello.—Egli attribuiva alle case, a tutto quellʼammasso di uomini e di cose che forma Milano lo slancio inusitato della sua mente, nè sʼavvedeva il poverino che tolta una sola persona da quella Babilonia, tutto gli sarebbe apparso monotono, e quelle numerose carrozze, quei grandiosi palagi avrebbero tosto perduto il loro prestigio.
Rientrò in casa verso le otto, trovò Paolo che stava vestendosi, ed uscirono insieme per fare colazione; indi fissarono lʼitinerario della giornata, e fu stabilito che Ermanno dopo le dieci si recherebbe da Ramati solo; Paolo passerebbe poi a prenderlo per pranzare alla trattoria, non essendo conveniente fermarsi due giorni di seguito dal signor Ramati.—Così fu fatto, alle dieci i due amici si separarono, Paolo andò peʼ suoi affari, ed Ermanno si avviò verso quella casa, ove giunse non al certo inaspettato.
Laura da più di unʼora era sulle spine non vedendolo comparire; anchʼessa povera fanciulla aveva premura di raccontare ad Ermanno il suo sogno che non lasciava nulla certo a desiderare. Madama Ramati propose una passeggiata, Laura in pochi minuti fu pronta, ed Ermanno le accompagnò.—Durante la strada madama chiese al pianista se si sentiva disposto di far visita a quella signora, ed Ermanno non ebbe alcuna difficoltà, tanto più che Laura ne mostrò vivo desiderio.
La signora in discorso era una certa madama Salviani elegantissima dama lanciata un tempo nel gran mondo, ove sfoggiava per gran lusso e ricchezze.—La morte di suo marito, ricco negoziante, la addolorò talmente che decise di troncare tutte le sue abitudini, durante lʼanno vedovile, rinunziando ad ogni sorta di divertimenti. Amava però molto la musica, di cui era discreta cultrice; aveva appena trentacinque anni, era una bella donna, e non le sarebbe mancata lʼaccorrenza di giovani dilettanti e maestri in casa sua; ma ella preferiva ricevere persone attempate, onde premunirsi anche contro le calunnie e le maldicenze dei tristi.
Madama Ramati aveva contratta relazione con questa signora per mezzo del marito il quale era stato legato per ragione dʼaffari al defunto negoziante, ed allorchè questi viveva ancora, nè Laura, nè sua madre frequentavano quella casa che era il convegno del bel mondo.—Ma quando il signor Salviani venne a morire, e la vedova rinunziò alla società, si strinsero maggiormente i vincoli dʼamicizia fra costei e la famiglia Ramati.
Laura recavasi spesse volte a visitarla, e fu appunto in una di quelle occasioni che la giovinetta discorrendo di musica, venne a parlare di Ermanno con tanto entusiasmo, da eccitare la curiosità di madama Salviani, la quale mostrò vivo desiderio di conoscerlo.
Ermanno fu accolto con tutti i riguardi, e dopo le cerimonie di presentazione, si passò a discorrere sulle novità del giorno, e di tante altre cose che costituiscono lʼinsulso frasario delle visite officiose. Ermanno pregato, passò al pianoforte, e suonò alcuni pezzi presentatigli da madama Salviani. Erano nuove per lui quelle fantasie da Salon, giacchè ei studiava quasi sempre sui Classici, ma la sua abilità era tanta che anche suonando come suol dirsi a prima vista, eseguiva la musica con tanta finitezza da farla parer provata e riprovata.
Lʼentusiasmo di madama Salviani, non ebbe più limite allorchè presentandogli una fantasia nuovissima di Fumagalli sul Poliuto, se la vide eseguire colla massima indifferenza.—Laura orgogliosa per riflesso di tanta abilità applaudiva a tutte mani.
—Signore, disse madama Salviani ad Ermanno, la mia villa nella Brianza confina con quella di madama Ramati, e sarei felicissima se ella facendo una visita a queste signore vorrà ricordarsi che io soggiorno non molto lontano.