[Cap. LIII.]
Lo re domanda se la signoria de' fare asprezza o de' essere piatosa. Sidrac risponde:
La signoria si è dal comandamento [(529)] di Dio; egli comanda in terra giustizia; e se la giustizia non fosse tra le genti del popolo del figliuolo di Dio, sarebe a maniera di pesci, che lo forte mangierebe lo fievole, e lo grande lo piccolo [(530)]. Tutte le giustizie debono esser fatte [(531)] per giudicare i rei a diritto e a ragione, e a ciascuno dare la sua ragione. Inanzi che lo figliuolo di Dio venga in terra, nascierà uno re molto buono e credente a Dio e suo profeta [(532)]; e dirae nella sua profezia: benedetti sieno quelli che faranno giustizia, e che la manteranno a tutti i tenpi. Se lo malvagio è preso in alcuna malvagia opera, egli si die iudicare secondo sua uopera [(533)]; e se lo signore vuole avere merciè di lui, e perdonagli una volta, egli lo puote bene fare; ma s'egli vi cade altra volta, egli è ben degno del suo merito [(534)].
[(529)] se dal cominciamento C. L. — Abb. corr. col C. R. 1., che concorda col C. F. R.
[(530)] troppo cresciarebbero e malifatori, che li forti mangiarebero li debili C. R. 1.
[(531)] Così ha pure il C. R. 2.; ma il C. R. 1.: tucta justizia dia essare forte. — E il C. F. R.: toute justice doit estre fort.