[Cap. LV.]

Lo re domanda che cosa è gentileza. Sidrac risponde:

Gentileza è podere e largheza e vecchia possessione d'avolo e di bisavolo. Quelli che à più di podere è più gentile. E si à anche altre gentileze. L'uomo che àe grande podere e è villano del suo corpo, sapiate che quelli non è gentile, anzi è ricco. Uomo di podere e savio e cortese e di buona aria [(536)] e bene insegnato [(537)], quelli puot'essere chiamato gentile uomo; che tutti siamo d'Adamo e d'Eva venuti, e fummo dal cominciamento del mondo; e quelli che à magior podere, e meglio insegnato, e più beni sono in lui, questi è gentile uomo.

[(536)] dibuonaire C. R. 1. — De bon aire si disse nell'ant. fr. per di buona indole; onde poi debonaire, per buono, dolce, affabile. Anche il prov. ha de bon ayre, ma non l'aggettivo debonnaire, rimasto esclusivamente al francese.

[(537)] Nell'ant. fr. trovasi adoperato come sostantivo il part. pass. del vb. enseigner, enseigné, nel senso di dotto, sapiente. E il trad., avendo trovato enseigné ha voltato in ital. insegnato. Insegnato registra la Crusca per ammaestrato, e per accostumato, scienziato, dicendo di quest'ultimo significato, ch'è maniera antica che viene dal Provenzale.

[Cap. LVI.]

Lo re domanda: come fa freddo quando il tenpo è chiaro? Sidrac risponde:

Quando lo tenpo è chiaro e l'aria è pura e chiara, lo freddore [(538)] isciende dall'aria in terra, e caccia con travaglio [(539)] in terra lo calore. E quando l'aria è turbata [(540)] lo freddo non può venire giuso alla terra, lo calore della terra monta di sopra, e lo caldo viene; cioè a sapere lo calore del sole si de' intendere che scalda la terra di notte, quando fa lo suo torno.