[(583)] ch'egli non passi lo stabilimento e lo comandamento di Dio C. R. 2. — che non trapassa neente il comandamento di Dio C. R. 1.
[Cap. LXVII.]
Lo re domanda qual'è la peggiore cosa che l'uomo possa avere in sè. Sidrac risponde:
In verità vi dico che la invidia è la [(584)] piggiore cosa che l'uomo possa avere in sè; che della invidia si genera avarizia e cupidigia e tradigione. E gli angioli che del cielo caddono, fu per invidia, la quale ebono verso Idio, lo loro creatore. Adamo primo nostro padre fu cacciato del paradiso e ispogliato della grazia di Dio per la invidia. Lo diluvio [(585)] coperse lo mondo, cioè a intendere lo popolo che erano inanzi noi, che erano cupidi del mal fare. La cupideza si è figliuola della invidia, che di lei disciende; e per invidia e cupideza molti ne perdono i loro corpi, e la grazia che Idio à loro donata. Tre grandi città nascieranno al mondo: le due saranno, inanzi a l'avenimento del figliuolo di Dio, distrutte per cupideza di malfare: l'una sarà per fuoco, l'altra sarà per acqua; l'altra sarà distrutta, dopo la venuta del figliuolo di Dio, per ispade. E per cupidizia del male fare e per invidia molti mali avengono.
[(584)] Manca al nostro invidia è la. — Abb. suppl. col C. R. 2.
[(585)] diavolo C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., sull'autorità del testo francese che ha: le deluge.