Lo re domanda come puote essere l'uomo leale. Sidrac risponde:
Leale puote essere l'uomo legiermente, per molti modi: primieramente credere nel suo creatore, che lo creò, e disformare [(586)] lo dee, quando suo piacere sarà; e credere ch'egli sia tutto possente, sopra tutte le cose del mondo; e che egli à fatto tutte le cose, e che egli è degno e puro; e ch'egli non unque cominciamento nè fine nè mai non avrà, e tuttavia si è, fue, e tuttavia sarà; e lascierà lo male e farà lo bene; e lascierà lo scuro per andare al chiarore; e lascierà la puzza [(587)] e andrà al buono odore; cioè a intendere, lascierà lo peccato e farà lo bene, e lascierà la 'nvidia e la cupidizia, e piglierà pazienzia e astenenzia e sofferenzia; chè chi à in sè queste tre cose, egli è leale, e per lealtà puot'essere coronato in cielo, tra gli angioli, innanzi a Dio a faccia a faccia.
[(586)] Per distruggere; come dire, disdire; fare, disfare; così formare (creare), disformare. La Crusca registra disformare nel senso di difformare, render deforme, e per esser differente. Il Gherardini (Supplimento ec.) disformare, mutar la forma di che che sia. „Ma così morte l'essenza disforma.„ Zenon. Piet. font., p. LXXX.
[(587)] putidore C. R. 1.
[Cap. LXIX.]
Lo re domanda: la prodezza e la paura di che aviene? Sidrac risponde:
La prodeza e la paura vengono dalla conpressione dell'uomo. Che se lo corpo è di buona tenperanza, di quattro conpressioni, l'una comunale come l'altra, lo corpo non è nè ardito nè codardo [(588)]. Che se le quattro conpressioni sono comunali, che lo freddo non vince lo caldo, nè lo caldo l'umido, nè l'umido lo secco, lo cuore non si muove poco nè molto per loro; e se il caldo il vince [(589)], e lo secco l'umido, lo sangue si muove di tutte cose fare, e non teme colpo di morte, e diventa ardito. E se lo freddo non vince lo caldo, e 'l secco l'umido, lo cuore diventa freddo e molle e pauroso, e diventa codardo di tutte cose fare; che le collere nere e lo sangue sono quelle che fanno avere lo cuore [(590)] codardo, quando egli ànno podere sopra gli altri omori innanzi detti [(591)].