[(599)] Meglio nel C. F. R.: Encement come une viande che l'om velt cuire, si convient IIII cosses: vaissel, aigue, feu, air; autrement ne ce puet cuire.

[Cap. LXXIII.]

Lo re domanda: le bestie come arabbiano? Sidrac risponde:

Le bestie arabbiano alli [(600)] XIX giorni della luna del mese di giugno, che [(601)] apare una stella, verso lo levante, in cielo. In quello giorno o in quella notte le bestie che la veggiono nell'onbra dell'acqua arabbiano; e simigliantemente, se elle mordono alcuna persona, ella sarà arrabbiata, o alcuna bestia. Altressì guardisi del piscio [(602)] del topo, che nol tocchi. Chè da ivi a XL giorni gli conviene guardare [(603)] delle grosse vivande d'olio e di carne e di pescie e di pane, ove levame sia facto [(604)]; nella fine di XL giorni tutta la notte veghiare; e se la rabbia s'apressa sì forte, che non puote guarire nè dormire, anzi si pena, e dannaggia l'altre genti, ànno paura della sua morsura [(605)], l'uomo dee pigliare uno suggello [(606)], e mettervi entro di sottile cenere; e poi la metta in sulla bestia o uomo che sia; incontanente morrà, o si dilibera di quella pena. Le genti simigliantemente si diliberano di lui; ch'egli potrebe molte genti e bestie damangiare [(607)], per la sua morsura rabbiosa.

[(600)] manca alli al nostro. — Abb. suppl. col C. R. 2.

[(601)] manca che al nostro. — Abb. suppl. col C. R. 2.