[Cap. LXXXVII.]

Lo re domanda: che vale meglio o l'amore della femina o l'odio? Sidrac risponde:

La buona femina dee l'uomo amare e onorare e pregiare e avanzalla [(658)] e tenella per donna. E per la buona conpagnia della femina buona, l'uomo non puote avere se non bene e onore e avanzamento e buono pregio, ch'ella tiene lealtà al suo conpagnio, e sì lo difende di tutto male al suo podere, altressì come la madre guarda lo suo figliuolo di tutto male. L'amore della femina ria dee l'uomo schifare, e fuggire da lei come dal fuoco; e s'egli no la può fuggire, elli si dia alungare da sua volontade [(659)]; chè la malvagia femina non è altro che la ria cosa; chè l'uomo non puote avere da lei se non onta e vergogna tra la gente, perch'ella non tiene niuna lealtà al suo conpagno, nè più nè meno come la calcatrice [(660)] fa all'uccello, che gli fa bene e gli rimonda la bocca de' vermini, e ella l'uccide. Calcatrice si è una bestia che sta nell'acqua, con grande testa e lunga; e due volte l'anno inverminiscono molto [(661)]; e ella escie alla rena, e si corica al sole, e apre la bocca. E allora viene uno uccello, che Iddio àe ordinato, e sì gli rimonda la bocca di vermini. Quello uccello àe uno isprone [(662)] in capo, a modo di cresta di gallo, e entragli nella gola alla calcatrice, e mangiale tutti i vermini; e la calcatrice chiude la bocca, per mangiare l'uccello che tanto bene gli averà facto; l'uccello sente lo malvagio guiderdone che gli vuole rendere; allora fiede dello sprone che à nel capo, nel palato della calcatrice; e la bestia, che sente lo mal colpo dello uccello, si apre la bocca, e l'uccello se n'escie fuori. Tale guiderdone rende la ria femina all'uomo, che bene le fa; e però la dee l'uomo ischifare, lei e le sue volontadi.

[(658)] Intenderei: renderla superiore agli altri.

[(659)] Nel n. t.: alunga almeno la sua volontade. — Abbiamo corr. col C. R. 1. che è conforme al C. F. R.

[(660)] Tanto il C. R. 1. che il C. R. 2. hanno: calcatrice; strano errore, che possiamo correggere mercè il testo fr., dove leggesi coquatrix, sapendo che cocatrice nell'ant. fr. significò coccodrillo. Cf. anche Du Cange, Gloss. a Cocatrix. — Brunetto Latini fa del Cocodrille e del Cocatris due animali distinti. „Or avient que quant li oisiaus qui a non strophilos vuet avoir charoigne por mangier, il boute la bouche dou cocodrille, et li grate tout belement, tant que il oevre toute sa gorge pour le grant delit dou grater. Lors vient . i . autres poissons qui a nom ydre, ce est cocatris, et li entre dedanz le cors, et s'en ist de l'autre part, brisant et derompant son oste, en tel maniere que il l'ocist„ Li Tresors, p. 185.