[(681)] Crediamo utile riferire la lez. del T. F. P.: Adonc convient il que les poures si travaillent pour leur prouffit, et les riches travaillent de pensees et aulcunes fois de corps.
[(682)] Il C. L. ed il C. R. 2. hanno: per questo poco di profitto che a nome falla chi si fida e non è durabile. — Il C. R. 1. e il T. F. P. mancano di questo periodo. Nel C. F. R. si legge: por cel poi de profit che nos avons; et por ce est fol chi se en fie; car il nen est neent durable. — Noi, sulla scorta di quest'ultima lez., correggiamo a nome in abbiamo; lasciando il resto quale è nel C. L.
[Cap. XCV.]
Lo re domanda: dee l'uomo fare bene e dare carità a' poveri? Sidrac risponde:
Si veramente dee l'uomo fare bene alla povera gente, chè Idio à date le riccheze a' ricchi perchè ne dieno a' poveri, e per atagli. Lo ricco dee pensare che 'l povero è nato d'Adamo e d'Eva altressì com'egli, e è fatto alla similitudine di Dio come egli; e che la riccheza che Idio gli à donata non è a lui, se non tanto solamente per lo suo corpo e per la sua anima, se egli vuole. Quando egli morrà, non porterà con lui nulla; ma, altressì come egli venne povero e ignudo, povero n'anderà; e però de' egli di quello bene ch'egli àe farne bene alle povere genti; e quando egli lo fa, lo dee fare umilmente, sanza niuno argoglio e sanza niuna mostranza, e sanza niuno broncio [(683)].
[(683)] reproche C. F. R. e T. F. P.