[(688)] E quando l'uomo entra a' fatti C. R. 2.
[(689)] Questo strano consiglio del savio Sidrac è in parte spiegato dalla lezione del C. R. 1.: si dia contenere follemente, siccome elli sono..... intra' buoni, buono, e intra' folli, folle. — Infatti anche il C. F. R. ha: entre les fol, fol.
[Cap. XCVII.]
Lo re domanda: quando lo ricco perde la sua riccheza val meno, e quando il povero diventa ricco val più? Sidrac risponde:
Quando lo ricco perde la sua ricchezza, egli perde lo suo onore e lo suo podere e il suo senno e la sua cortesia, e diventa istolto; e non si chiama nimica a consiglio, come dinanzi; e ciascuno s'alunga da lui, perch'egli perdè la sua memoria e lo suo onore; e niuno pregia le sue parole, e non è bene ascoltata, anzi è tenuta per nulla; e si diventa codardo e vile; da tutta gente èe disonorato. Il povero, quand'egli diventa ricco, egli diventa savio e cortese, conciosia cosa ch' [(690)] egli sia folle o villano; e si diventa prode e valente; e la sua parola è ascoltata e udita; e tosto truova amici e benevoglienti e servidori; e ciascuno s'accosta volentieri co' lui; e ciascuno gli fa onore e reverenzia; e si è ispesso a consiglio chiamato. Lo ricco si è altressì come uno vasello di terra, che è adornato di pietre preziose e di fino oro e di grande ricchezze, e poi è gittato nel fuoco, e tutta la riccheza si perde e si consuma: lo vasello che è di terra che avea le riccheze acattate, diventa terra e nulla. Si che tutta la riccheza di questo secolo non è già di coloro che l'ànno, anzi l'ànno in prestanza: siccome uno mercatante che signoreggia lo castello d'uno ricco uomo, e non à di quello se non quello ch'egli travaglia, e vive di quello; e quando lo ricco uomo vuole pigliare lo suo, lo mercatante è tutto fuori dell'avere, ma tanto àe, ch'egli è bene vivuto di quello avere. Altressì sono le genti di questo secolo, se non tanto come egli sono in vita, cioè ch'egli fanno la loro volontade; quando egli muoiono, altressì poveri vanno come egli vengono. Ma lo povero che fue ricco, è più gentile che quelli che non ebe unque nulla.
[(690)] Anche qui per sebbene.