[(697)] di fare C. L. — Abb. corr. col C. R. 1. — Il C. F. R. ha: afier; che spiega l'errore del n. c.

[Cap. CI.]

Lo re domanda: de' l'uomo essere casto di tutte cose? Sidrac risponde:

L'uomo dee essere casto del suo corpo e di tutte cose: primieramente di luxuria, nè di giurare male, nè di riguardare nè udire male, nè pensare male, nè andare in malo luogo, nè mangiare in male, nè dormire in male, nè consigliare in male, nè bere in male nè più ch'egli suole, nè vestire in male, nè togliere in male. Di tutto questo dee l'uomo essere casto, e di molte altre cose. Chi così farà, quelli sarà quelli cui Iddio formò alla sua figura [(698)]. Chè Idio à dato a ciascuno senno e sapere di schifare tutto questo; e se egli lo fa, egli è amico di Dio e degno della sua conpagnia, quando tenpo sarà.

[(698)] sigurtà C. L. — Abb. corr. col C. R. 2., confermato dal C. F. R.

[Cap. CII.]

Lo re domanda: con cui dee l'uomo andare e cui dee l'uomo schifare. Sidrac risponde:

L'uomo dee andare nella bella rugiada e nella bella verdura, e dee l'uomo schifare d'andare sopra il fuoco ardente; chè chi va sopra la rugiada e sopra la verdura, non può avere niuno male e va sicuramente; e quelli che va sopra lo fuoco, non puote avere se non male e danno. Cioè a dire: l'uomo dee amare la buona gente e andare in loro conpagnia, perch'egli non potrà andare se non bene, e sarà salvo e sicuro, come quelli che va sopra la rugiada. E quelli che vanno in buona conpagnia, avranno tutto bene e lodo dalla gente; e quelli che vanno colla ria conpagnia, conciosia cosa ch' [(699)] egli sieno buona gente, si non possono avere se non male e onta e vergogna e biasimo e rio lodo, e saranno dispregiati in fra la gente. E però de' l'uomo amare i buoni, e tenegli presso; e non gli caglia s'egli è povero o ricco; e odiare i rei, e schifagli.