[(710)] Meglio sarebbe lui. E qui deve essere stato usato colui, come traduzione letterale di celui.

[Cap. CIX.]

Lo re domanda: può l'uomo scanpare dalla morte, per nulla ricchezza o per niuna cosa, per forza o per ardire nè per fuggire? Sidrac risponde:

La morte è simigliante all'aria di questo secolo, che tutte le creature che vivono, conviene che vivano di lei; e se l'aria loro falliscie una ora, morti sarebono. Già non può essere tanto sotterra, che l'aria non vada [(711)]; e chi non sente l'aria si è morto. Altressì della morte; che niuno nolla puote fugire, che non sia morto [(712)], per tenpo o tardi; chè s'egli andasse al nabisso della terra o al fondo del mare, o s'agrappasse [(713)] all'aria, della morte non potrebe fugire; chè, in qualunque luogo egli sia, o alto o basso o grande o piccolo, la morte va tuttavia a lui, che uno solo passo nollo lascia; anzi lo porta sopra a sè, come uno de' suoi menbri, e più; chè uno de' suoi menbri potrebe l'uomo tagliare, uno o due o tre, e gittagli via; e tutto l'avere del mondo e tutta la forza non potrebe l'uomo acattare [(714)] a vivere una sola ora più che a Dio venisse a piacere; chè buoni e rei, ricchi e poveri, vecchi e giovani, frali e forti, savi e folli morire gli conviene, chè niuno ne puote scanpare.

[(711)] Così hanno pure gli altri Codd. italiani. — Ma il C. F. R. corregge l'errore: ja ne peut estre soute terre cosse che de l'air vivent.

[(712)] che non moia C. R. 2.