[Cap. CXI.]

Lo re domanda: qual'è la più grave cosa che sia? Sidrac risponde:

La più grave arte [(717)] che sia si è la lettera, e la più sottile e la più profonda e la più innorata [(718)]; e si è signora e maestra dell'altre arti; e non si chiama arte anzi senno, per coloro che guadagnano delle loro mani dello scrivere. E lo scrivere è la più grave e la più travagliosa e la più noiosa, che niuna arte che sia al mondo. E non è arte che l'uomo non potesse lavorare e pensare, e parlare altro, e ridere e ascoltare; e [(719)] nell'arte della scrittura l'uomo non può fare [(720)]; chè quelli che iscrive, travaglia tutto il suo corpo e gli occhi e 'l cervello e le reni, e sì non puote pensare nè parlare altro, nè ridere nè guardare nè cantare, se non solamente gli conviene avere la sua mente allo scrivere. E chi non sa iscrivere, non potrebe credere che cosa lo scrivere sia. Ella non è arte, ma è arte e travaglio, più che niuna altra arte; e non si potrebe fare grande pagamento allo scrivano [(721)].

[(717)] Il C. L. ha: cosa. Ma poichè in tutti gli altri Codd. leggesi arte, abbiamo creduto di poter fare questa correzione.

[(718)] onorata C. R. 1., C. R. 2.

[(719)] ma C. R. 1.